Caduto un sindaco, ora se ne dovrà fare un altro. A distanza di poco più di 24 ore dalla decadenza di Damiano Coletta, ci si interroga sul futuro di una città di fatto rimasta da un anno senza un governo per la quarta volta in 12 anni. Il gioco degli equilibri precari non poteva reggere a lungo. Claudio Fazzone che aveva garantito un sostegno al sindaco uscente almeno fino al termine del 2022 si è dovuto rimangiare tutto alla luce degli eventi nazionali. La fine del governo Draghi e le elezioni legislative hanno cambiato totalmente l’agenda politica che Forza Italia aveva provato a dettare. E come un allenatore scaltro e duttile, Fazzone si è visto ‘costretto’ a cambiare schema per non finire sulla graticola. Per portare a casa il risultato il senatore di Fondi ha blindato l’alleanza di centrodestra, che alla luce del trionfo alle politiche, si appresta ora a lanciare l’assalto verso la Regione Lazio.
IL TAVOLO PER LA REGIONE
E’ del tutto evidente che Coletta andava ‘sacrificato’. Fazzone ha capito (soprattutto negli ultimi giorni) che solo con un gesto eclatante poteva rientrare in partita per i posti che contano. Innanzitutto c’è alle porte la formazione del governo Meloni. Il leader regionale azzurro ha ottimi rapporti con la futura premier e non è affatto escluso che possa giocarsi carte importanti per un suo ingresso nell’esecutivo. Magari nella veste di sottosegretario. Un ruolo ambito e che da troppo tempo sfugge al senatore di Fondi. Ma ancor di più Fazzone aveva la necessità di sgomberare il campo dagli equivoci. Finito il flirt durato diversi mesi con Leodori, sfiduciato il sindaco di sinistra a Latina, il parlamentare pontino doveva potersi sedere a proprio agio al tavolo delle regionali, che andrà ad aprirsi fra pochi giorni. La madre di tutte le partite dunque è ormai alle porte. Forza Italia non potrà recitare un ruolo primario dal momento che il candidato governatore spetterà a Fratelli d’Italia, ma certamente gli azzurri faranno sentire il peso del loro consenso, determinante ai fini del successo della coalizione. In quest’ottica Fazzone farà valere il suo bacino di voti personali. Molto probabile la richiesta di un assessorato in giunta regionale per un suo fedelissimo. Pino Simeone non si ricandiderà, ma radio Pisana lo colloca in pole position fra gli esponenti pontini in grado di poter entrare in una giunta di centrodestra.
IL RISIKO DELLE CITTA’ AL VOTO
Una volta scelto il candidato governatore e trovato l’accordo per i posti in giunta, si procederà ad un nuovo tavolo riguardante le città chiamate al voto entro la prossima primavera. In provincia di Latina i riflettori saranno puntati sui centri principali: il capoluogo, Aprilia e Terracina. I partiti del centrodestra stanno già iniziando a discutere sulle ipotesi in campo. Quella più scontata prevederebbe una sorta di patto per la suddivisione della posta. Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia potrebbero trovare la quadra dividendosi le candidature a sindaco, in modo da garantire ad ognuna delle tre forze la guida di una città importante della provincia. Alessandro Calvi, coordinatore provinciale di Forza Italia, in tempi non sospetti aveva richiamato l’attenzione sulla necessità di un accordo di vasta portata all’interno del centrodestra. “Bisogna dimostrare di essere capaci di trovare una sintesi attorno a un nome e a una proposta convincente per la città di Latina -ha affermato il coordinatore provinciale azzurro due settimane fa- le regionali e le comunali di Aprilia e Terracina potrebbero essere l’occasione per ristabilire una filiera di governo di centrodestra che non si vede da anni sul nostro territorio. Dobbiamo approfittarne se vogliamo dare un futuro all’intera provincia pontina”. Forza Italia vuole mettere sul tavolo provinciale della coalizione le scelte sul capoluogo e gli altri due importanti Comuni pontini. In ballo ci sarà la scelta dei candidati sindaci e FI proverà a strapparne almeno uno, visto che da troppo tempo il partito di Fazzone, pur fortissimo nel sud pontino, non riesce ad esprimere la guida di una città importante della provincia. Stessa cosa vale per la Lega di Durigon, praticamente all’asciutto in provincia.
I due alleati minori dovranno però fare i conti con le ambizioni di Fratelli d’Italia, che alla luce del 30% conquistato in provincia nelle elezioni politiche di domenica scorsa, si pone come la forza guida del centrodestra.Il partito di Calandrini non intende fare il ‘donatore di sangue’ e la trattativa politica per la scelta dei candidati sindaco delle tre città si preannuncia alquanto articolata. Tanto che secondo i ben informati i tempi saranno lunghi. Fazzone aveva parlato della necessità di scegliere un candidato condiviso su Latina entro un mese.
Ma al momento dentro il centrodestra ci credono davvero in pochi.

